Agenti AI in produzione: il caso AWS e misure di sicurezza

Gli strumenti di “AI coding” non sono più solo assistenti che suggeriscono codice, ma veri agenti che possono eseguire azioni tramite tool (API cloud, pipeline CI/CD, script). E quando un agente si inserisce nell’ambito della produzione, il tema si estende a cybersecurity e governance.

Cos’è un agente AI

Un assistente virtuale (es. Copilot) genera testo o codice, ma di norma non esegue azioni in ambienti reali. Un agente AI, invece, può avere accesso a strumenti (tool), credenziali e workflow: crea ticket, apre PR, applica patch, lancia pipeline, scala risorse, modifica configurazioni. In altre parole: un agente non è solo un generatore, è un esecutore.

Questo sposta il rischio da “qualità del codice” a tre temi essenziali della cybersecurity:

  1. Utilizzo di identità e permessi (IAM)
  2. Esecuzione di modifiche (change management)
  3. Produzione di log e audit trail (osservabilità)

Il caso Amazon Web Services: agente AI Kiro

Questo caso ci insegna come errore umano e rischio agentico possano coesistere. Un permesso sbagliato può essere la causa alla radice ed un agente AI con tool access può amplificare l’errore e aumentare il blast radius, riducendo i filtri decisionali e i freni tipici dell’operatore umano.

In termini di sicurezza, se un agente può apportare modifiche in ambiente di produzione, va gestito come un sistema di automazione con privilegi elevati: permessi minimi, controlli rigorosi e tracciabilità completa.

Agenti AI: rischi per la sicurezza

Il rischio più sottovalutato è l’ereditarietà dei privilegi. Se l’agente “agisce come” l’operatore (stesse credenziali/stesso ruolo), allora eredita anche: permessi non previsti, eccezioni temporanee, ruoli di emergenza e policy “troppo larghe”.

Cosa fare per mitigare: creare account/ruolo dedicato all’agente + scope minimo + credenziali a scadenza breve.

Gli agenti eseguono azioni “a velocità macchina”: pochi secondi possono equivalere a decine di step umani. Ma l’AI può mancare di contesto e non comprendere implicazioni di downtime e impatto cliente. Per questo, se un agente può deployare, distruggere o ricreare risorse, serve un gate tecnico (policy/approvals enforced), non una regola “scritta nel prompt”.

Cosa fare per mitigare: approvazione obbligatoria (two-person rule) + plan/diff automatico + deny di default su operazioni distruttive.

Soprattutto quando l’agente gestisce toolchain complesse (cloud + CI/CD + IaC), può verificarsi un gap tra: ciò che l’agente dice di aver fatto e ciò che ha realmente fatto. Questo genera un problema di osservabilità, audit e controlli preventivi.

Quando qualcosa va storto, la differenza tra “incidente gestito” e “incidente ingestibile” è la capacità di ricostruire cosa è stato eseguito, da chi (quale identità), dove e quando.

Cosa fare per mitigare: log centralizzati di API call/CLI + correlazione con change request + alert su azioni ad alto impatto.

Checklist: misure di sicurezza per agenti AI

Di seguito una checklist concreta, pensata per team IT/DevOps, con impatto diretto su rischio e compliance.

  1. Principio del minimo privilegio (Least Privilege) per l’agente, separato dall’utente umano.
  2. Credenziali time-bound (Just-in-Time): token con scadenza breve e scope ristretto.
  3. Blocchi per azioni distruttive (delete / drop / terminate) tramite policy/permission boundary o “deny by default”.
  4. Break-glass solo umano: accesso d’emergenza separato, auditato e con MFA forte.
  5. Due-person rule reale: approvazione tecnica obbligatoria prima di applicare modifiche in produzione.
  6. Plan/Diff obbligatorio per IaC e configurazioni: l’agente può proporre, ma non applica senza “change preview” e sign-off.
  7. Separazione netta tra dev/stage/prod (account, VPC, key, segreti).
  8. Sandbox obbligatoria per testare in esecuzione agenti e workflow prima della produzione.
  9. Kill switch operativo: possibilità di disabilitare rapidamente tool access e ruoli dell’agente.
  10. Logging a prova di audit: comandi eseguiti, API call, identità, contesto, timestamp, correlazione con ticket/change request.

Come possiamo aiutarti

Come team di cybersecurity, lavoriamo su un obiettivo chiaro: massimizzare i benefici senza trasformare l’agente in un “super-admin non supervisionato”. Per farlo interveniamo su quattro aree chiave: IAM & Cloud Security Hardening (ruoli, boundary, JIT, segreti), DevSecOps guardrails (policy-as-code, approvals enforced, controlli IaC), Threat modeling per agenti AI (tool misuse, escalation, prompt/tool injection) e Incident readiness (logging, detection, runbook, rollback).

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